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Scheda film: Una notte di 12 anni

Titolo: Una notte di 12 anni

Genere: Drammatico, Storico

Durata: 122 minuti

Regia: Álvaro Brechner

Attori: Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort, Soledad Villamil, César Troncoso, Mirella Pascual

Paese: Ungheria, Spagna, Argentina, Francia, Germania

Anno: 2019

Trama Il rischio, per un film come Una notte di 12 anni, che rimane chiuso dentro una cella con i suoi protagonisti per tutta la sua durata, è proprio quello di rimanere in qualche modo prigioniero degli spazi e dei tempi che racconta, più che della sua storia. Di impantanarsi in una sorta di staticità che si risolve, spesso, nell’abuso di retorica. Per evitare tutto questo, Álvaro Brechner utilizza con intelligenza delle strategie di sopravvivenza che poi sono quelle dei personaggi che racconta: si aggrappa quindi a forme di resistenza ed evasione che sono tutte mentali, sì, ma non solo quelle fantastiche o utopistiche che, anche loro, spesso son tinte di retorica. Ed è lì che s’illumina di qualcosa di più della semplice (si fa per dire) forza dell’indignazione e del dolore. Intendiamoci. Una notte di 12 anni è un ottimo esempio di cinema civile. Racconta una storia incredibile: i dodici anni trascorsi in isolamento, dal 1973 al 1985, da José “Pepe” Mujica, Mauricio Rosencof “lo scrittore” ed Eleuterio Fernández Huidobro detto “El Ñato”, tre Tupamaros destinati poi, come sappiamo, a fare la storia dell’Uruguay. E lascia intendere già dalle prime immagini di essere un film girato bene, fotografato bene, con tutte le facce giuste al posto giusto. È un film che racconta senza esitazione ma senza inutile compiacimento la violenza e la crudeltà del regime militare che ha governato il paese sudamericano negli anni Settanta. Un film utile, in anni scivolosi e turbolenti come quelli che stiamo vivendo, a ricordare quanto possa essere fragile (eppure dura a morire) la democrazia, e quali siano i rischi dell’autoritarismo. Insomma, è un film che usa tutto l’armamentario tradizionale del genere cui appartiene, ma che non se ne fa usare. Fatta salva l’emozione che fiorisce nel finale, e messe da parte alcune scivolate forse inevitabili ma comunque mai eccessive né fatali (penso soprattutto a certi sogni a occhi aperti e allucinati di Rosencof e Huidobro, legati alle loro famiglie), ci sono infatti delle punteggiature speciali che rendono quello di Brechner un film capace di sollevarsi e distinguersi da altri analoghi. Da citare è sicuramente una scena allucinata e quasi surrealista e horror, nella quale Mujica rielabora e ricorda, nel momento psicologicamente più duro della sua prigionia, il momento del suo arresto in un ristorante di Montevideo. Ma, ancora di più, i momenti in cui Brechner compie una scelta quasi controcorrente rispetto al canone, coraggiosa e vincente: sono quei momenti in cui, quasi posseduto dallo spirito del geniale Bonvi delle Sturmtruppen, Una notte di 12 anni non si limita a mostrare il volto disumano e crudele della dittatura e dei suoi tirapiedi, ma anche quello ottuso, demente, grottesco, ridicolo. Perfino quello umano.
Proiezioni

Mercoledì, 27/02/2019
21:15

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