REGIA: Steve McQueen

GENERE: Drammatico, Storico

ATTORI: Michael Fassbender, Liam Cunningham, Stuart Graham, Brian Milligan, Liam McMahon, Helena Bereen, Larry Cowan, Linden Ashby, Lori Heuring, Bjorn Johnson, Joe Egender, Laura Albyn, Julian Rojas, Lea Kohl, Kathy Shea, David Nicholson, Britton Partain

PAESE: Gran Bretagna, Irlanda

ANNO: 2012

DURATA: 96 Minuti

Riconoscimenti

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Nel mese di marzo del 1981, nel carcere nordirlandese di Maze, alcuni detenuti dell’Ira, guidati da Bobby Sands, iniziano uno sciopero della fame per costringere il Governo inglese a riconoscere loro lo status di prigionieri politici. Dopo poco più di due mesi, però, Sands muore d’inedia e, in seguito, periscono altri nove reclusi. E gli inglesi non fanno alcuna concessione ai militanti dell’Ira.

È la morte quello che cerca Bobby Sands (Michael Fassbender)? Steso su un letto d"infermeria nella prigione di Long Kesh, in Irlanda del Nord, il militante repubblicano sta portando alle conseguenze estreme lo sciopero della fame contro l"umiliante regime carcerario voluto dal governo britannico per lui e per i suoi compagni. Siamo nella primavera del 1981, e Margaret Thatcher è nel pieno del suo potere e della sua programmatica, cocciuta crudeltà. Sands sta scontando da quattro anni una pena a 14 per possesso di armi da fuoco. Nato nel 1954, è alla sua prima condanna, per quanto sia già stato in galera dal 1972 al 1976, senza processo. Ora, appunto, sta compiendo l"ultima protesta, che terminerà tragicamente il 5 maggio. È dunque la morte quello che cerca, una morte da brandire come un"arma contro i suoi carnefici? Queste domande pongono l"inglese Steve McQueen e il cosceneggiatore irlandese Enda Walsh in "Hunger" (Gran Bretagna e Irlanda, 2008, 96"). Le pongono in maniera esplicita verso la metà del film, in una lunga sequenza di poche inquadrature, statiche. Seduti a un tavolo della prigione, si fronteggiano Sands e padre Dominic Moran (Liam Cunningham), l"uno sulla sinistra e l"altro sulla destra. Il prete, irlandese, è un sostenitore della causa repubblicana, ma tenta di convincere l"altro a non cercare la morte, e a dissuadere i suoi dal cercarla. Sono argomentazioni sensate, le sue. La morte, dice, produrrà ancora e solo morte. Sands ascolta, e poi replica raccontando di quando, ragazzino, si era trovato a disobbedire a proposito di un puledrino morente. Gli adulti, un gruppo di preti, gli avevano proibito di finirlo, e lui non li aveva ascoltati. Era poi stato punito, ricorda, ma s"era anche convinto che la sua disobbedienza fosse moralmente necessaria. Dopo questa sequenza ne seguono altre, colme delle violenze terribili messe in atto dalle guardie carcerarie per ordine del governo. E in altre ancora la regia mostra la consunzione del corpo di Sands, giorno dopo giorno spento e divorato dalla fame. Solo i suoi occhi restano ben vivi. Quello che vedono - ossia, quello che McQueen fa vedere loro - è il ragazzino che è stato, con quel suo amore per un puledro sofferente che lo aveva indotto alla rivolta. E quando poi muore, a noi pare che non lui abbia cercato la sua morte, ma la crudeltà della Thatcher, e che a lui - pieno di voglia di vivere - non sia rimasta altra scelta morale che disobbedire. - L"ESPRESSO

Non è la nostra storia, non apre ferite nostre, così per noi Hunger è solo un film durissimo, fatto di silenzio e immagini belle come opere d"arte, appassionante e commovente, che racconta la storia vera di Bobby Sands nell"Irlanda del Nord straziata per decenni da scontri sanguinosi tra cattolici e protestanti, tra lealisti e repubblicani, tra l"esercito britannico e gli appartenenti alla rivoluzionaria IRA. Rinchiuso da quattro anni nell"infame carcere di Belfast, detto The Maze, il labirinto, Sands iniziò con i suoi compagni un irrevocabile sciopero della fame nel marzo del 1981, per riottenere lo stato di prigionieri politici. La violenta, inesorabile voce chioccia del primo ministro Margareth Thatcher risuona nelle celle mentre annuncia che non si piegherà a quell"inutile "richiamo all"umana pietà". Come si sa la signora oggi cancellata dalla demenza senile, non si piegò e 66 giorni dopo, eletto nel frattempo membro del parlamento britannico, Bobby Sands morì, a 27 anni, seguito giorno dopo giorno da altri nove compagni. Per molti irlandesi Sands è un martire, per altri, e soprattutto per gli inglesi, un terrorista. Eppure l"inglese Steve McQueen, 43 anni, artista visuale superpermiato, anche alla Biennale di Venezia, per il suo primo film, appunto Hunger (Fame), ha scelto questa storia perché «il corpo come luogo di lotta politica sta diventando un fenomeno sempre più familiare. È l"atto estremo della disperazione: il corpoè l"ultima risorsa di cui si dispone per protestare». Il corpo protesta in vari modi, secondo McQueen: perché nel suo secondo film, Shame (Vergogna), lo fa non digiunando ossessivamente ma scopando ossessivamente. E il corpo digiunante o scopante è sempre quello, fragile e attraente nella sua nudità, di Michael Fas sbender. Comunque se oggi arriva in Italia Hunger, premio opera prima (Camera d"Or) al Festival di Cannes del 2008, allora temuto come la peste dai nostri distributori per la sua difficile bellezza, lo si deve a Shame, premio al miglior attore (Fassbender) all"ultima Mostra di Venezia. Ben accolto da noi, soprattutto dalle signore, gli uomini più spaventati, ha convinto la Bim all"eroica impresa. Nel carcere-labirinto si stanno svolgendo due scioperi: quello della "coperta" per cui i giovani prigionieri rifiutando la divisa carceraria restano nudi e riparati solo dalla coperta, e quello "dello sporco": non si lavano, non si pettinano, svuotano il pitale gettando l"urina oltre la porta della cella e usando gli escrementi per dipingere le pareti (roba da arte contemporanea). Chi ha visto Diaz non ha visto niente di dove possa arrivare la violenza, in questo caso dei secondini e dei poliziotti in assetto antisommossa, nei corridoi del carcere: sono scene quasi insopportabili, coi rumori delle ossa rotte, dei corpi sbattuti contro le pareti, delle bastonate rabbiose. Per un terzo del film non ci sono quasi parole ma solo questo pazzo frastuono, poi c"è un lungo, composto, calmo dialogo tra Bobby e il prete cattolico che cerca di convincerlo a non sacrificare inutilmente la sua vita. L"ultimo terzo, dove i gesti degli infermieri carcerari si fanno umani, quasi devoti, come in una Deposizione sacra. Segue la lenta, orribile corruzione del corpo che giorno dopo giorno si spegne tra spaventose sofferenze. - REPUBBLICA

ORARIO SPETTACOLI


Venerdì, 25/05/2012 - Ore 21:45

Sabato, 26/05/2012 - Ore 20:30, 22:30

Domenica, 27/05/2012 - Ore 20:30, 22:30

Lunedì, 28/05/2012 - Ore 22:00  

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