REGIA: Atiq Rahimi

GENERE: Drammatico

ATTORI: Golshifteh Farahani, Hamidreza Javdan, Massi Mrowat, Hassina Burgan

PAESE: Francia

ANNO: 2013

DURATA: 98 Minuti

Riconoscimenti

Il totale voti inviati per questo film è 44
La media dei voti è 3

Il tuo voto:

Ai piedi delle montagne attorno a Kabul, una giovane moglie accudisce il marito, eroe di guerra, in coma. La guerra fratricida lacera la città, i combattenti sono alla loro porta. Costretta all"amore da un giovane soldato, contro ogni aspettativa la donna si apre, prende coscienza del suo corpo, libera la sua parola per confidare al marito ricordi e segreti inconfessabili. A poco a poco in un fiume liberatorio tutti i suoi pensieri diventano voce: incanta, prega, grida e infine ritrova se stessa. L"uomo privo di conoscenza al suo fianco diventa dunque, suo malgrado, la sua "syngué sabour", la sua pietra paziente, la pietra magica che poniamo davanti a noi stessi per sussurrarle tutti i nostri segreti, le nostre sofferenze... finché non va in frantumi. Il film è tratto dal romanzo "Pietra di pazienza" dello stesso Rahimi, vincitore del Premio Goncourt e pubblicato in Italia da Einaudi.

Sta quasi tutto nello spazio chiuso d"una piccola stanza, “Come pietra paziente” (“Pierre de patience”, Francia, Afghanistan, Germania e Gran Bretagna, 2012, 102’). La macchina da presa non smette di inquadrare la protagonista (Golshifteh Farahani). La donna non ha un nome, e non ce l’ha il marito (Hamid Djavadan), l’altra presenza quasi continua del film. In coma per una pallottola penetrata nel collo, l"uomo, un combattente, un eroe, è steso sul letto dove lei lo accudisce. Siamo in Afghanistan, probabilmente a Kabul. Per le strade non ci sono che la violenza e la morte di una guerra fatta per la gloria di dio. Ma ad Atiq Rahimi e al cosceneggiatore Jean-Claude Carrière interessa soprattutto quel che accade all’interno della casa, e ancora più quel che accade nella mente, nel cuore e nel corpo della donna. In “Come pietra paziente” le parole si fanno cinema. La parole sono quelle che la donna può finalmente rivolgere al marito, immobile e incosciente. Cinema sono le immagini che il suo monologo ci fa nascere negli occhi, più che se la macchina da presa mostrasse direttamente le situazioni, le prevaricazioni e il disamore narrati. Questa è per lei la prima occasione d"essere se stessa, dopo dieci anni di matrimonio. La sua nuova libertà è quella che viene dalla syngué sabour della tradizione popolare afghana, cioè dalla “pietra paziente” cui si raccontino i propri dolori fino a che il loro peso non la sbricioli. È il marito, è il suo corpo inerte quasi fosse pietra, la sua syngué sabour. Non c’è alcun dialogo fra i due. Non c’è, come non c"è mai stato. Tutto avviene in lei, che ritrova memoria della propria dignità, delle proprie speranze, del proprio desiderio. Per lui il suo corpo è sempre stato solo occasione d’un piacere concitato e solitario, al pari di un atto onanistico. «Gli uomini che non sanno fare l"amore, fanno la guerra», le dice la zia (Hassina Burgan), che fa con orgoglio la prostituta (e che forse per questo è libera e irridente rispetto all’immaginario dei “valori” maschili). E intende: fanno la guerra per dimenticarsi d’aver paura dell’amore. Tutto questo accade in Afghanistan, in un tristo medio evo in cui dominano e uccidono le armi più sofisticate. Ma basta allontanarsi solo un po’ con la mente dal suo paesaggio che ci sembra lontano, per avere il sospetto che Rahimi non parli solo del suo Paese e della sua cultura d’origine. E certo non è un caso che la protagonista di “Come pietra paziente” non abbia nome, e non sia che una donna. L"ESPRESSO

ORARIO SPETTACOLI


Giovedì, 25/04/2013 - Ore 21:45

Venerdì, 26/04/2013 - Ore 21:45

Sabato, 27/04/2013 - Ore 20:30, 22:30

Domenica, 28/04/2013 - Ore 20:30, 22:30

Lunedì, 29/04/2013 - Ore 22:00  

Prossimo
film

Virgin Mountain

AAA

Cercasi volontari